giovedì 17 dicembre 2015

Michael Blake

                            
                            Nell’ultime
                            due decadi il sassofonista, compositore e arrangiatore
                            Michael Blake ha imposto la sua presenza nel panorama della musica
                            internazionale avendo caratterizzato il suo lavoro
                            sulla duttilità espressiva del fraseggio in
                            differenti ambiti musicali. Non a caso nel 2002 è
                            stato riconosciuto artista jazz dell’anno dalla
                            giuria del Downbeat Magazine’s 50th Annual Critics
                            Poll TDWR (Talent Deserving Wider Recognition) nelle
                            categorie sax tenore e sax soprano. Canadese di nascita
                            Blake ha quasi sempre operato in New York City : qui
                            è attualmente compositore in residenza presso
                            un’organizzazione non-profit, The Jazz Composers
                            Collective,dove opera nello sviluppo di lavori originali
                            da parte dei nuovi compositori (ha tra gli altri supportato
                            le attività musicali anche dei gruppi Medicine
                            Wheel and Peace Pipe di Ben Allison). Il suo progetto
                            compositivo con l’ensemble Free Association
                            (un tentativo ambizioso di fondere il songwriting
                            degli anni ’70, tipico di musicisti quali Curtis
                            Mayfield and Roberta Flack, con la caleidoscopica
                            capacità di arrangiamento di artisti come Sly
                            Stone, Quincy Jones and Fela Kuti) è stato
                            recentemente insignito del prestigioso Doris Duke
                            Jazz Ensemble's Project Grant dalla Chamber Music
                            America. Tra i tanti artisti con cui ha collaborato
                            vale la pena ricordare Gil Evans's Orchestra, Lee
                            Konitz, Ben E. King, Tricky (nell’album per
                            la Island “Angel with dirty faces”), Prince
                            Paul, DJ Logic, Steven Bernstein, Roscoe Gordon, The
                            Groove Collective, Jack McDuff, Dr. Lonnie Smith,
                            Hal Wilner, Sir Coxsone Dodd and Pinetop Perkins.
                            Il venticiquenne batterista Kresten Osgood, autore
                            di due splendidi ed acclamati albums di jazz classico
                            ed al contempo leader dell’ hip-hop band "Ikscheltaschel",
                            il ventiquatrenne Soren Kjaergaard, pianista e tastierista,
                            considerato uno dei più talentuosi giovani
                            pianisti della scena jazz europea,vincitore nel 2000
                            del Nordic Talent Launch e leader del suo proprio
                            trio Fuschia, ed il bassista Jonas Westergaard la
                            cui attività estremamente frenetica lo vede
                            impegnato su i più disparati fronti ( suona
                            tra gli altri con i Dr. Structure): tre nuove leve
                            che vantano collaborazioni di spessore con musicisti
                            del calibro di Tim Berne, Brad Mehldau, Johsua Redman,
                            Joel Frahm, Peter Brotzman, Steve Bernstein, David
                            Tronzo, Phil Woods, Dr. Lonnie Smith and Kurt Rosenwinkel
                            ma che qui, con affianco Michael Blake, prediligono
                            muoversi su territori ben differenti alla ricerca
                            di nuove atmosfere, creando contatto anche con i ritmi
                            della cosidetta club culture. Charlie Mingus incontra
                            Medeski, Martin and Wood: a groovy BLAKE TARTARE.

mercoledì 9 settembre 2015

Bathed In Lightning




Bathed In Lightning

JOHN MCLAUGHLIN, THE 60S AND THE EMERALD BEYOND di Colin Harper. Jawbone Press, Londra 2014. Pagine 511; sterline 14,95.

Londra, fine autunno 1968: John McLaughlin è per i più un semisconosciuto. Molti dei suoi compagni d’avventura conosciuti nei club o nelle sale prove della capitale hanno già trovato la loro strada: Danny Thompson e Terry Cox con i Pentangle, Dick Heckstall-Smith e Jon Hiseman con i Colosseum, Brian Auger con i Trinity... Nel giro di pochi mesi il destino sorriderà finalmente al chitarrista inglese, che riuscirà, grazie ai buoni uffici di Auger, a registrare il suo primo album, «Extrapolation», e a compiere il famoso viaggio in aereo a New York per giungere alla corte di Davis: uno snodo principale della carriera, qui descritto sommariamente ma con molte informazioni inedite, testimonianze, interviste e aneddoti.

Tutto il libro è un’autentica rivelazione: un lavoro, costato mesi di ricerche, che tratta l’evoluzione musicale di McLaughin dagli anni Cinquanta alla fine della Mahavishnu Orchestra nel 1975. In mezzo ci sono più vite. E capitoli quasi sconosciuti, come quello dedicato al British Jazz con un McLaughlin quasi sul punto di diventare il chitarrista di Mike Westbrook in «Metropolis» o di partecipare alle sedute del primo album di Howard Riley.

lunedì 3 agosto 2015

JAZZ GIGS 1983-2013



JAZZ GIGS 1983-2013 di Pino Ninfa. CasadeiLibri, Padova 2014.20 stampe in foglio; euro 40.

Raccolte In un apposito contenitore, venti stampe 35x50 In singoli fogli che si prestano a un uso molteplice e si rivolgono «agli appassionati di jazz come al bibliofili e al collezionisti». In quegli scatti In bianco e nero è racchiuso, per quanto possibile, ¡1 mondo di Ninfa, fotografo che sviluppa da decenni progetti legati allo spettacolo e al reportage, con uno spiccato Interesse per la musica e ¡1 sodale. La sua è personalità artistica complessa, anche perché maturata in più di trentanni di professione come fotografo ufficiale di varie rassegne (dal Vicenza Jazz Festival a Time in jazz) e per altre committenze (campagne pubblicitarie e soprattutto solidali con varie ong). Dagli spartiti ai ritratti, dai gioco dei riflessi alle ombre, dalle architetture alle figure e agli oggetti, la fotografia di Ninfa si fa spesso simbolo, icona narrativa, scheggia di realtà che saetta verso dimensioni fantastiche.

Dalla pittorica Dee Dee Bridgewater al contrastato duo Murgia-Biondini, le immagini sanno ora immobilizzare ora esaltare l'energia trasformativa della musica: Ninfa preferisce costantemente il racconto al resoconto ma sa valorizzare quanto uomini, donne, suoni, luci e paesaggi possono fornire all'obiettivo rapace e sensibile de! fotografo.

mercoledì 6 maggio 2015

DISORDINE ARMONICO


DISORDINE ARMONICO

di FrankJ. Barrett. Egea, Milano

2013. Pagine 200; euro 26.

^ lei jazz, come negli affari, I Gabbiamo bisogno di leader che facciano questo, uomini e donne che incoraggino balzi dell'immaginazione». Questa frase di Barrett è ia summa della sua opera, ovvero: se tutti pensassimo più da jazzisti, la vita andrebbe meglio. L'autore mette insieme la sua esperienza di pianista jazz (ha collaborato a lungo con l'orchestra di Tommy Dorsey) e di professore di management e global pubtic policy. Lo fa con mano vellutata e con un approccio che favorisce il neofita tanto in campo aziendale quanto in ambito jazzistico.

Dall'interp/oy al comping, da Miles Davis a Duke Elllngton, Barrett attinge lezioni di management aziendale Incorporando ¡1 comportamento del jazzisti In quello dei capitani d'industria evieeversa. Una serie di limpidi esempi rende meglio 'apparentamento tra due emisferi affatto distanti. E non solo, perché Il paradigma trova feconda ospitalità anche nella didattica, In particolare nelle teorie di Vygotsklj e nell'apprendimento situato di Lave e Wegner. Pur correndo ¡1 rischio di ;ndampare nella trappola dell'assurdo, Barrett è riuscito a evitarla con competenza.

lunedì 20 gennaio 2014

Dino Piana


Dino Piana

IL JAZZ NELLA MIA VITA

di Armando Brignolo. Daniela Piazza, Torino 2014. Pagine 118;

euro 18.

Questa biografia è il frutto di una serie di incontri durante i quali l’amico fraterno oltre che conterraneo Brignolo ha raccolto i ricordi del valente trombonista piemontese ricostruendone la carriera musicale e umana. I primi capitoli, dedicati al giovane musicista pieno di belle speranze ma soffocato da problemi e difficoltà economiche, sono particolarmente accattivanti. Scopriamo così che, mentre suonava le prime note con un trombone acquistatogli da uno zio benestante, Piana sopravviveva facendo il piazzista di caramelle e il cameriere in un bar di Asti.

Emerge il basilare ruolo svolto dalla moglie Luisa e da Gianni Coscia nella lunga e sofferta scalata al successo: da Gaetano Gimelli a Kramer, dalla Rai a Basso e Valdambrini. Da quel momento lo troviamo a fianco di: Chet Baker, Mingus («Todo modo»), Thad Jones, Gii Evans, Carla Bley, Kai Winding, Bob Brookmeyer e Maynard Ferguson, per citarne solo alcuni. Quel che più colpisce è la modestia, tipica del personaggio, con cui Piana parla di tutto questo.

La prefazione di Adriano Mazzoletti è incentrata sui concerti del trombonista per l’Unione Europea di Radiodiffusione. Completa il libro una discografia comprendente oltre cinquanta album.